14/02/11

Sua altezza il Mandolino! Giuseppe Anedda

 Giuseppe Anedda nacque a Cagliari il 1° Marzo del 1912. Già all’età di dieci anni Giuseppe Anedda, o Pippo come lo chiamavano tutti, era chiamato per le frequenti manifestazioni teatrali ed operistiche. Nel '23, infatti, fu chiamato a suonare il liuto nella Francesca da Rimini sotto la direzione dello stesso autore Riccardo Zandonai .


Si formò, poco dopo, il quartetto Karalis e quando “Pippo” Anedda si arruolò in polizia in servizio presso il Palazzo Reale di Napoli, si presentò l'occasione di partecipare al Concorso Nazionale organizzato dalla Direzione Generale del Dopolavoro, a Palermo nel febbraio del '38 vincendo il Primo Premio per due anni consecutivi.

Nel '41 inizia la collaborazione con l'EIAR, poi divenuta RAI; nel 1948, durante la stagione concertistica organizzata dal 3° programma, fu eseguito per la prima volta al mondo, il concerto originale di Vivaldi per due mandolini, archi e cembalo diretto dal M°Nino Sanzogno.Lo stesso concerto fu poi ripetuto all'Accademia di Santa Cecilia nel '50.

Il M° Renato Fasano volle includerlo nel repertorio del Collegium Musicum Italicum da lui diretto. Inizia così la lunga collaborazione di Giuseppe Anedda con i Virtuosi di Roma, senz'altro una delle migliori orchestre da camera del mondo, collaborazione durata ben 16 anni, dal '52 al '68.

Il disco del concerto di Vivaldi, inciso a Londra per la Voce del Padrone vinse il premio indetto dall'Accademia Vivaldiana di Bruxelles per l'interpretazione del solista. Ma fu un'altra occasione a consacrare già allora il M°Anedda come il più grande mandolinista del mondo: si eseguiva a Roma il nuovo balletto di Igor Stravinskj Agon, con l'esecuzione dell'Orchestra Sinfonica della RAI, che presenta diverse parti di mandolino e che gli dedica un'importante passo solistico nel quarto tempo assieme all'ottavino e all'arpa. Dopo quest'ultima esecuzione si sentì dalla platea un grido "Bravo Mandolino!": era proprio Stravinskj che si diresse verso il palcoscenico per stringere la mano ad Anedda.Questo episodio fu riportato in lettere cubitali dalla "Stampa Sera"di Torino.

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